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Nel 1961, due anni prima di morire, Angelo Roncalli, il Papa Buono, avrebbe incontrato un alieno. L’incontro sarebbe avvenuto nei giardini di Castel Gandolo. Alla presenza di un testimone speciale: Loris Francesco Capovilla. Il segretario particolare di Papa Giovanni XXIII.
La notizia apparve su un quotidiano inglese e fu poi ripresa dal Sun nel 1985. Ma nessuno ci fece caso. Oggi quell’incontro torna alla ribalta grazie ad un filmato apparso su YouTube. E fa il giro del mondo. Ecco tutta la storia di un “contatto” molto particolare.

Fonte: http://www.gialli.it/ufo-alieni-e-il-papa-buono

I problemi posti agli studiosi dell’assassinio di JFK e dei suoi misteriosi moventi sono davvero ciclopici; per arrivare ad almeno un briciolo di verità dovrebbero essere imparati a memoria quintali e tonnellate di documenti e di carta stampata in genere, per non parlare di libri e riviste. Ad ogni modo, dopo quasi 46 anni dalla sua uccisione a Dallas nel Novembre del 1963, emerge sempre più chiaramente che qualcosa di assai losco e spaventoso sia occorso al Presidente JFK, ipotesi non molto peregrina se è vero, come si riferisce, che un giorno ebbe a dire quanto segue: “Lo stesso ufficio del Presidente viene usato per sovvertire i diritti dei cittadini, ed è moi diritto renderlo noto”.
Non esiste dubbio ad ogni modo che, man mano che prendeva sempre più confidenza col potere, JFK cominciò a perseguire una politica interna e internazionale che lo mise in rotta di collisione con i poteri occulti americani, che da dietro le quinte operavano in barba a qualsiasi autorità ufficiale. Ciò sarebbe dimostrato anche da un discorso pubblico da JFK pronunciato nel 1961 dinanzi ai rappresentanti della carta stampata riuniti presso l’Hotel Waldorf- Astoria, dal quale vanno ripescati i seguenti passi, a dire la verità assai inquietanti e terribili visto anche quello che poi gli doveva accadere: “La parola ‘segretezza’ è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete… Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile”.

Articolo di Vipom pubblicato sul Blog Riti e Rituali.
Fonte : http://mstatus.splinder.comParte Prima.

Roma 10 Giugno 2011 CORSERA.IT

Carmela Melania Rea,sacerdotesse del sesso e riti satanici.Abbiamo incontrato il sostituto procuratore Paolo Ferraro,della Procura della Repubblica di Roma.Lo stesso era in compagnia del criminologo Francesco Bruno questo pomeriggio,deve difendersi davanti al CSM,vogliono cacciarlo dalla magistatura.

 Partono da lontano le indagini sulla sacerdotesse del sesso negli ambienti militari.Ne faceva denuncia,nel lontano 2008, un magistrato,un sostituto procuratore della Repubblica di Roma Paolo Ferraro.Il magistrato ha registrato una serie di appuntamenti tra una donna e alcuni militari.Si parla di ipnosi,alterazione della psiche,comandi esoterici che renderebbero le reclute vere e…. proprie schiave del sesso,sacerdotesse delle iniziazioni.Follia? fantasia? estasi?

 Il magistrato possiede i file audio,sconcertanti,tenebrosi,che fotografano momenti sconcertanti di una relazione sessuale,dettagli…. che a suo dire sono la testimonianza dello sdoppiamento della personalità dei suoi partecipanti,un festino alterato dall’assunzione di ketamina un potente anestetico dissociativo,che procurano fenomeni cosiddetti near-death experiences.

 La ritualità degli accoppiamenti,il modello sviluppato e utilizzato,lascerebbe presagire che vi sia una struttura interna,doppia,alle organizzazioni militari, “un secondo esercito”.

 Reclute adepti,il magistrato parla di “rane pescatrici”,ovvero personalità che hanno la funzione di centrifugare eventuali adepti,quello che dicono,cosa pensano,cosa fanno.

 Struttura paramilitare,festini hard,comandi esoterici,persecuzione.Il magistrato Paolo Ferraro dice di essere perseguitato “vogliono farmi fuori dalla magistratura”,”quella che ci troviamo difronte è la più grande inchiesta italiana negli ultimi venti anni”.

 Mi reco nella sua casa,mi fa ascoltare i file audio.Sono impressionanti,esattamente come riprodotti nei suoi brogliacci.Quasi una porta che si apre nell’inferno,qualcosa che ti spinge verso il basso,con suoni e rumori sconcertanti,comandi esoterici,imposti alle sacerdotesse del sesso.
Siamo vicini a quei confini che abbiamo visto violare con l’omicidio di Carmela Melania Rea,ma forse ne siamo ben oltre,perchè una cosa è certa,se fino a ieri,questa realtà dipinta,poteva sembrare anche fantasiosa,oggi l’omicidio efferato di Carmela Melania Rea,costruisce uno scenario davvero diverso,ribaltato,fa emergere dalle tenebre le ombre e le vampate di un Inferno,che si nasconde vicino a ognuno di noi,vicino a Salvatore Parolisi,dentro la Caserma del 235° Reggimento Piceno.Qualcosa di spaventoso,perchè Carmela Melania Rea è morta davvero,il suo cadavere martoriato dalle coltellate non è certamente una finzione.

 Seguo con interesse le parole di questo magistrato coraggioso,seguo il suo filo logico,seguo la sua mente,i confini oltre i quali è andato,in cui si è trovato percaso.E’ uno stalker.Confini inquietanti,orribili,il cui volto traccia il dedalo di un labirinto pieno di misteri,pericoli.Non c’è più ombra di fantasia nel suo racconto,ma deduzioni logiche,dettagli precisi,voci che sembrano provenire dall’oltretomba.

 E’ scritto sul volto di Carmela Melania Rea,scolpito con il sangue sceso sul terreno,con i capelli arruffati,il volto sbranato da belve feroci,la pelle scheggiata dalle coltellate.Se non è questa la vera rappresentazione dell’Inferno,dobbiamo chiederci allora quale sia la verità o la realtà che hanno accertato i ROS o il procuratore Monti?Perchè fino adesso tutti tacciono,eppure la storia è già scritta,pesante,come agghiaccianti ombre sul nostro presente,voci latrate,che squarciano la coscienza,devono percuoterci fin dentro l’anima.

 Esiste dunque un secondo livello nell’Esercito italiano,esiste un secondo esercito,esiste una organizzazione deviata,dedita alla ritualità satanica,una vera e propria setta che miscela adepti e atti sessuali? Chi e cosa si nasconde dietro la morte di Carmela Melania Rea?

 CORSERA.IT COPYRIGHT

Fonte : http://www.corsera.it/notizia.php?id=4233

http://www.youtube.com/watch?v=YIpuagECY60&feature=player_embedded

Mentre l’Europa e negli Stati Uniti devono affrontare la minaccia di organismi che sono resistenti agli antibiotici, l’edizione del venerdì del quotidiano “The Independent” ha riportato che negli ultimi dieci anni tra gli agricoltori del Regno Unito è fortemente aumentato l’uso di farmaci che rischiano di sviluppare ceppi letali, che vanno a indebolire la possibilità dei medicinali di curare le malattie.

Negli ultimi dieci anni è aumentato fino a un massimo di otto volte l’utilizzo negli allevamenti di tre classi di antibiotici ritenuti dall’OMS “di notevole importanza per la salute umana”: le cefalosporine, i macrolidi e fluourochinoloni. Nello stesso periodo, il numero di animali è diminuito del 27% nei suini, del 10% nei bovini e dell’11% negli uccelli.

Gli esperti dicono che l’agricoltura intensiva, che alleva migliaia di animali in condizioni di ristrettezza di spazio per la pressione esercitata sui prezzi dalle grandi catene di supermercati, consente all’infezione di diffondersi più rapidamente e necessità sempre di una quantità maggiore di antibiotici. L’impiego diffuso degli antibiotici negli animali da allevamento viene riconosciuto come un fattore importante nel facilitare lo sviluppo di batteri resistenti.

 Il mese scorso, gli scienziati britannici hanno identificato un nuovo tipo di Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, che è stato per la prima volta rintracciato in un gran numero di animali nelle fattorie britanniche. Anche se questo organismo può essere distrutto con la pastorizzazione, si teme che possa diffondersi dai bovini agli esseri umani.

 I geni resistenti che fanno parte del corredo del ceppo tossico di E. coli possono trasferirsi ai ceppi residenti nell’uomo. La Germania è stata lo scorso mese il centro di diffusione di un virulento ceppo di E. coli resistente agli antibiotici, che ha ucciso 39 persone e ne ha causato il ricovero di altre 3300: anche la sua propagazione è stata attribuita a un uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti.
Questo sviluppo sottolinea la minaccia globale portata dalla diffusione di organismi che non rispondono ai farmaci esistenti. Si stima che nell’Unione Europea ogni anno muoiano circa 25.000 persone a causa di infezioni batteriche che sono resistenti agli antibiotici, secondo i dati dell’OMS.

 Gli ultimi dati rilasciati di venerdì dall’Health Protection Agency britannica mostrano un forte aumento dei batteri resistenti ai carbapenemici, un nuovo tipo di antibiotico potente, tanto da essere diventato un “problema globale di salute pubblica”. Gli organismi resistenti sono stati per la prima volta individuati nel 2003 e in ben cinque casi nel 2007. Nel 2011 sono stati identificati fino a maggio 657 casi, una cifra doppia del totale del 2010. Alcuni pazienti hanno contratto una setticemia mortale.
L’HPA, l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMEA) e gli scienziati indipendenti hanno messo in guardia sulla connessione tra l’uso delle moderne cefalosporine e l’incidenza di MRSA. Il consumo dei farmaci era legato alla presenza di organismi resistenti negli animali allevate, tra cui l’E. coli e la salmonella. Mark Holmes, docente di medicina veterinaria presso l’Università di Cambridge che ha guidato la ricerca sul nuovo tipo di MRSA, ha dichiarato: “Le cefalosporine sono tra gli antibiotici più efficienti e moderni e sono molto usati negli animali da allevamento. Forse dovremmo tornare a usarle solamente per gli esseri umani.”

 La Norvegia, la Danimarca e la Svezia stanno introducendo normative severe sull’uso di antibiotici negli animali da allevamento, che richiederanno una diagnosi specifica da effettuare con prove di laboratorio per dimostrare quale tipo di antibiotico sia necessario. Ma in Gran Bretagna questi farmaci sono comunemente usati per evitare la mastite ai bovini, un’infezione della mammella che si verifica più frequentemente negli animali munti in modo eccessivo.

Secondo le parole di Holmes: “Siamo l’unico paese dell’Unione Europea che consente alle aziende farmaceutiche di vendere antibiotici direttamente agli agricoltori. Penso che sia ragionevole aspettarsi che le autorità debbano limitarne la vendita alle persone. Ci sono 18.000 i produttori di latte e molti a malapena riescono a guadagnarsi da vivere; per questo, andare da loro e dirgli di smettere di utilizzare gli antibiotici è ridicolo. Le autorità dovrebbero essere pronte a intervenire e dovrebbero trovare il modo migliore per proteggere gli allevamenti dai ceppi resistenti agli antibiotici.” ”Soil Association” ha ”chiesto” di porre fine all’uso routinario degli antibiotici negli allevamenti da latte e l’introduzione di test completi dell’MRSA per gli animali da allevamento, per i lavoratori agricoli, per il latte e la carne.

 Richard Young, consulente per le politiche per l’associazione, ha detto che il uso sempre più diffuso degli antibiotici è stato causato dalle esigenze innaturali dell’agricoltura intensiva: “Il problema di fondo è che i supermercati vedono gli animali solo come ingranaggi di un processo industriale. I margini di profitto sono incredibilmente stretti. La maggior parte di questi problemi possono essere evitati con processo meno intensivi, in modo che gli animali rimangano naturalmente sani.”

 Gli scienziati hanno allertato sulla resistenza agli antibiotici da decenni, ma il problema si è acutizzato proprio quando il rilascio di nuovi farmaci è diminuito in modo sostanziale. In occasione di un incontro tenuto il mese scorso, l’OMS ha avvertito che l’uso sconsiderato degli antibiotici potrebbe far ritornare il pianeta alla condizione esistente prima della loro scoperta. Un progetto di legge è stato presentato giovedì nel Senato USA per incoraggiare lo sviluppo di nuovi antibiotici contro le infezioni che resistono ai farmaci esistenti.

DI ADRIANA DOICARU
Agerpress

Medipedia.ro

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Fonte: http://www.medipedia.ro/Articole/tabid/70/articleType/ArticleView/articleId/14260/Utilizarea-rutina-antibioticelor-fermele.aspx

 18.06.2011

http://www.conchiglia.us/C_DOCUMENTI/MONOS_Il_caso_Amicizia_Alieni_tra_noi.pdf

Autore conosciuto per il suo controverso pensiero (memoria dell’acqua) riguardo al rapporto tra i pensieri umani e l’acqua, considerata a una temperatura convenzionale di -4 °C. Egli ha documentato con fotografie dei cristalli d’acqua i suoi studi: i cristalli assumono una forma armonicamente simmetrica o, al contrario, caotica e disordinata, in conseguenza dell’energia a cui sono esposti, sia essa sotto forma di suono (voce, musica), parola scritta (etichetta applicata a una brocca) o di pensiero. Essendo il corpo umano composto al 75% di acqua, è facile immaginare come l’esposizione dell’acqua che viene introdotta con gli alimenti – ma anche semplicemente quella del nostro organismo – a energie (pensieri, parole, musica) positive possa favorire una disposizione armoniosa dei cristalli e quindi un’ottimizzazione dei processi cellulari alla base della vita.

Dal 1999 Emoto ha pubblicato diversi libri della stessa collana intitolati Messages from Water (Messaggi dall’acqua), contenenti fotografie di cristalli d’acqua sottoposti al trattamento “preghiera, musica o scritte avvicinate a contenitori d’acqua”.

IL POPOLO DEGLI ELFI

A partire dagli anni Ottanta, l’Appennino pistoiese ospita una delle esperienze più originali del movimento comunitario italiano, si tratta del Popolo degli Elfi. Ad oggi vi sono oltre quindici nuclei, alcuni distanti anche un’ora di cammino a piedi. La maggior parte delle abitazioni è priva di elettricità e si pratica l’autosufficienza.

Gli elfi sono un popolo che appartiene alla mitologia Nordeuropea, la cui dimora erano i boschi. Un popolo amico del regno animale e vegetale.

L’insediamento in Italia
La comunità è situata nei pressi di Sambuca Pistoiese, ed è nata dall’occupazione di terre e ruderi abbandonati da decenni: si tratta di un vasto agglomerato composto da quattro piccoli villaggi e da altre quattordici coloniche raggiungibili solo a piedi. Le case non sono allacciate alla rete elettrica, il riscaldamento e la cucina vanno a legna e in tutto il villaggio non esiste un televisore.

Vivere in comunità
La vita comunitaria e la vita individuale, con spazi soggettivi, convivono armoniosamente.

Non vi sono obblighi partecipativi: ognuno è libero di coinvolgersi nelle attività sociali secondo la propria disponibilità e attitudini. Nella Comunità degli Elfi tutti sono necessari ma nessuno è indispensabile. Ognuno quindi contribuisce alla propria maniera e in osmosi con il gruppo alla vita del villaggio perché i valori importanti sono la conoscenza e la reciproca fiducia.

Il cibo e il lavoro
Vivono raccogliendo frutti ed erbe spontanee, coltivando ortaggi, cereali, castagne, olive e allevando alcuni capi di bestiame, il tutto esclusivamente per la loro sussistenza. I prodotti della terra e i raccolti vengono infatti ripartiti fra tutti i villaggi in base alle necessità. Il lavoro è manuale e di gruppo, oltre alle coltivazioni si lavora all’autoristrutturazione di diverse case in pietra abbandonate da oltre venti anni e per la maggior parte semidiroccate.

Economia
C’è una cassa comune per soddisfare i bisogni complessivi di tutti i villaggi e per acquistare alimenti e beni che non producono; una cassa collettiva per le spese spicciole di ogni villaggio ed una cassa individuale per soddisfare le esigenze dei singoli. Ognuno dà in base alla propria possibilità e coscienza e questo sistema funziona perché il principio ispiratore è la condivisione.

Istruzione
L’istruzione avviene attraverso una scuola autogestita che si avvale anche della collaborazione di due insegnanti ausiliarie esterne alla comunità. La scuola è supportata, anche se in maniera diversa, da tutti i villaggi. È stato avviato anche un progetto di bioedilizia per la ricostruzione di una struttura destinata ad ospitare la futura scuola (la destinazione ufficiale è un centro culturale polivalente) che verrà riconosciuta come scuola sussidiaria dal Comune e dalla Direzione Didattica di competenza. È partita quindi una collaborazione con i predetti organismi per una scuola a metà: metà tempo in autogestione e metà nella scuola pubblica. Una scelta effettuata per mantenere aperta la scuola del paese e per favorire lo scambio e la socializzazione dei bambini che abitano nella comunità con i coetanei esterni al villaggio.

La festa dei raccolti
Le feste nella comunità sono periodiche e vengono effettuate in occasione delle semine e dei raccolti principali (cereali, patate, castagne, olive), alle quali partecipa un gran numero di persone grazie alla notevole capacità ricettiva dei diversi villaggi. 100 – 120 posti in tutto. Per andarli a trovare non è necessaria la prenotazione: basta buona volontà e spirito di adattamento!

SCHEDA
Anno di fondazione: 1980

Residenti: 150
Economia: privata. Disponibilità ad ospitare e a inserire nuovi residenti.
Aderente alla Rive

Sorgente : http://www.mappaecovillaggi.it/article6091.htm

Dalle centrali atomiche francesi l’Italia importa solo l’uno per cento dell’elettricità totale che consuma

“Che senso ha continuare a snobbare il nucleare? Alla fine lo importiamo dalla Francia, tanto vale portarcelo in casa”. Lo sentiamo ripetere come un mantra ogni volta che si tocca la questione dell’atomo. Ma è veramente così? E se lo è, quanto pesa effettivamente l’energia atomica francese sul totale del nostro fabbisogno energetico? Per capirlo basta armarsi di pazienza e fare due calcoli. Partiamo dal “fabbisogno nazionale lordo” e cioè dalla richiesta totale di energia elettrica in Italia. Nel 2009, secondo i dati pubblicati da Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, è stato pari a circa 317.602 Gwh (Gigawatt/ora all’anno). Di questi, circa 278.880 Gwh (87,81%) sono stati prodotti internamente, in buona parte da centrali termoelettriche (77,4% delle produzione nazionale) che funzionano principalmente a gas (65,1% del totale termoelettrico), carbone (17,6%) e derivati petroliferi (7,1%): combustibili fossili, in larga parte importati. Il gas, che è la fonte più rilevante nel mix energetico italiano, arriva per il 90% dall’estero, soprattutto da Algeria (34,44% del totale importato), Russia (29,85%) e Libia (12,49%). La parte di fabbisogno non coperta dalla produzione nazionale viene importata, tramite elettrodotti, dai paesi confinanti.

In tutto, nel 2009, sempre secondo i dati di Terna, abbiamo acquistato dall’estero circa 44.000 Gwh di energia, al netto dei 2.100 circa che abbiamo esportato. 10.701 Gwh ce li ha ceduti la Francia, 24.473 la Svizzera e 6.712 la Slovenia. Tre paesi ai nostri confini che producono elettricità anche con centrali nucleari. In base ai dati pubblicati dalla Iaea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica), la Francia produce il 75,17% dell’elettricità con il nucleare, la Svizzera il 39,50% e la Slovenia circa il 38%. In termini di Gwh questo significa che importiamo circa 8.000 Gwh di energia elettrica prodotta dalle centrali nucleari francesi, 9.700 Gwh dalle centrali svizzere e 2.550 Gwh dall’unica centrale slovena. Quanto pesa quindi il nucleare estero sul fabbisogno italiano? Il conto è presto fatto. Basta dividere i Gwh nucleari importati mettendo a denominatore il fabbisogno nazionale lordo. Si scopre così che solo il 2,5% del fabbisogno nazionale è coperto dal nucleare francese, il 3,05% dal nucleare svizzero e lo 0,8% da quello sloveno.

In realtà, se si considera il mix medio energetico nazionale calcolato dal Gestore servizi energetici (GSE) in collaborazione con Terna, la percentuale di energia nucleare effettivamente utilizzata in Italia è pari ad appena l’1,5% del totale. Se si scompone il dato, si scopre che il nucleare francese pesa per circa lo 0,6% sul mix energetico nazionale. Ma c’è un’altro dato da considerare. Consultando i dati pubblicati da Terna si scopre infatti che l’Italia dal punto di vista energetico è tecnicamente autosufficiente. Le nostre centrali (termoelettriche, idroelettriche, solari, eoliche, geotermiche) sono in grado di sviluppare una potenza totale di 101,45 GW, contro una richiesta massima storica di circa 56,8 GW (picco dell’estate 2007). Perché allora importiamo energia dall’estero? Perché conviene. Soprattutto di notte, quando l’elettricità prodotta dalle centrali nucleari, che strutturalmente non riescono a modulare la potenza prodotta, costa molto meno, perché l’offerta (che più o meno rimane costante) supera la domanda (che di notte scende). E quindi in Italia le centrali meno efficienti vengono spente di notte proprio perché diventa più conveniente comprare elettricità dall’estero.

“E se dovesse succedere un incidente in una delle centrali dei paesi confinanti?”. Beh, non ci sarebbe da rallegrarsi, ma ancora una volta i dati possono esserci (un po’) di conforto. Le tre centrali nucleari più vicine all’Italia sono in Francia a Creys-Malville (regione dell’Isère), in Svizzera a Mühleberg (vicino a Berna) e in Slovenia a Krško, verso il confine con la Croazia. Creys-Malville è a circa 100 Km in linea d’aria dalla Valle d’Aosta, a 250 Km da Torino e a 350 Km da Milano. Mühleberg dista circa 100 Km dal confine piemontese e 220 Km da Milano. Krško è a 140 Km da Trieste. Ammesso che si possa usare come riferimento il disastro di Černobyl‘, in caso di incidente sembra che la più alta esposizione alle radiazioni si verifichi nel raggio di 30-35 chilometri dal reattore. Quindi nelle nostre valli alpine e nelle grandi città del nord si possono dormire ancora sonni abbastanza tranquilli rispetto all’eventualità che si costruisca un reattore dentro i confini nazionali.
Sorgente: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/25/leggende-nucleari-tutta-la-verita-sulfabbisogno-energetico-nazionale/100027/

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